Ho già trattato di come preferirei lavorare nella post produzione video, perché effettivamente è l’unica cosa che mi riesce abbastanza bene. Non ho avuto esitazioni quando ho dovuto scegliere il mio percorso di studi dopo il liceo ed ero assolutamente convinta di non voler fare l’università, quindi la scelta è stata abbastanza ovvia.
Ovviamente per ottimizzare il mio percorso di formazione cercherei di sfruttare al massimo le strutture dell’accademia, ma cerco di farlo da sola: non ho ancora superato l’imbarazzo di farmi vedere il portatile (causa linea del wi-fi non funzionante) perché mi vergogno a: 1) chiamare il supervisore; 2) fargli perdere tempo; 3) presentarmi con un Windows8 talmente scassato che ha l’affettuoso nome “Fermaporta”. Ho lo stesso problema se devo scendere in workstation: non avendo ancora la possibilità “ufficiale” di prenotarmi un PC non ho mai osato scendere e chiedere, ergo lavoro a casa o in treno (senza internet) su Fermaporta, il quale è capace di farmi crashare anche Blocco Note. Però Premiere e Imperium Civitas III partono. I misteri della tecnologia.
Però a conti fatti io, non avendo mai una vera e propria aspirazione, cercherei di fare tutto e di migliorare in tutto, così da avere nel complesso finale un bagaglio culturale e pratico 360 gradi che mi permetta un ampio raggio di diverse professioni o lavori saltuari. Ora come ora sto cercando di farmi andare giù Premiere, programma di editing che non ho mai sopportato. E il mio odio deriva (come tutti i motivi d’odio del resto) da cavolate assurde, tipo la gestione delle clip nella timeline o le troppe finestre. Anche l’interfaccia mi sta antipatica. Così, senza un motivo apparente, fatto sta che mi irrita un sacco. Ammetto che però con un altro programma, Photoshop mi sono divertita un sacco a creare dei Matte (ovvero sfondi che costruisci prendendo pezzi di immagine in giro) mettendoci dentro le cose più assurde e cercando di farcele stare senza sospetti nell’intero quadro. Tipo un teschio e delle rotule in un asilo nido.
Diciamo che fino a quando non faremo veramente sul serio (cioè lavori pesanti) cercherò di migliorare nell’editing aggiungendo qualcosa che mi faccia ridere. Come delle rotule.
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