mercoledì 11 gennaio 2017

Ho già trattato di come preferirei lavorare nella post produzione video, perché effettivamente è l’unica cosa che mi riesce abbastanza bene. Non ho avuto esitazioni quando ho dovuto scegliere il mio percorso di studi dopo il liceo ed ero assolutamente convinta di non voler fare l’università, quindi la scelta è stata abbastanza ovvia.
Ovviamente per ottimizzare il mio percorso di formazione cercherei di sfruttare al massimo le strutture dell’accademia, ma cerco di farlo da sola: non ho ancora superato l’imbarazzo di farmi vedere il portatile (causa linea del wi-fi non funzionante) perché mi vergogno a: 1) chiamare il supervisore; 2) fargli perdere tempo; 3) presentarmi con un Windows8 talmente scassato che ha l’affettuoso nome “Fermaporta”. Ho lo stesso problema se devo scendere in workstation: non avendo ancora la possibilità “ufficiale” di prenotarmi un PC non ho mai osato scendere e chiedere, ergo lavoro a casa o in treno (senza internet) su Fermaporta, il quale è capace di farmi crashare anche Blocco Note. Però Premiere e Imperium Civitas III partono. I misteri della tecnologia.
Però a conti fatti io, non avendo mai una vera e propria aspirazione, cercherei di fare tutto e di migliorare in tutto, così da avere nel complesso finale un bagaglio culturale e pratico 360 gradi che mi permetta un ampio raggio di diverse professioni o lavori saltuari. Ora come ora sto cercando di farmi andare giù Premiere, programma di editing che non ho mai sopportato. E il mio odio deriva (come tutti i motivi d’odio del resto) da cavolate assurde, tipo la gestione delle clip nella timeline o le troppe finestre. Anche l’interfaccia mi sta antipatica. Così, senza un motivo apparente, fatto sta che mi irrita un sacco. Ammetto che però con un altro programma, Photoshop mi sono divertita un sacco a creare dei Matte (ovvero sfondi che costruisci prendendo pezzi di immagine in giro) mettendoci dentro le cose più assurde e cercando di farcele stare senza sospetti nell’intero quadro. Tipo un teschio e delle rotule in un asilo nido.
Diciamo che fino a quando non faremo veramente sul serio (cioè lavori pesanti) cercherò di migliorare nell’editing aggiungendo qualcosa che mi faccia ridere. Come delle rotule.
Elencare i punti di forza è decisamente molto più difficile, quindi preferirei elencare prima quelli di debolezza ed andare ad esclusione.
Sono molto pigra e non prendo mai l’iniziativa: è un problema perché se mi chiedono di fare un lavoro in cui mi devo inventare da zero qualcosa io non so da dove partire, perlomeno non ho la voglia mentale di farlo. Inoltre quando devo fare un progetto non penso mai prima all’idea e dopo mi ingegno per applicarla, io parto già subito dai materiali, location e altri elementi che già, che so che posso utilizzare e poi cerco di incastrarci un’idea, sempre guidata dalle possibilità che ho già calcolato.
Non avendo iniziativa automaticamente sono una persona molto prudente, non mi lancio mai in progetti nei quali non so i rischi, i costi e le problematiche.
Inoltre credo di avere seri problemi di presentazione e comunicazione: avendo un carattere un po’ esuberante, estremamente cinico (soprattutto cerco disperatamente di fare la simpatica brillante), ho notato che spesso ho l’elevato rischio di cadere sulle scatole alle persone che devono (obbligatoriamente) collaborare con me. Ho provato a rimediare ma non sono molto brava a fingere. Da questo deriva un altro difetto terribile: sono troppo onesta. Difetto grave perché non riesco a nascondere il disappunto, l’entusiasmo o anche banalmente ciò che penso di cose e persone. Soprattutto in questo ambiente devi saperti venderti bene e passiamo ad un altro difetto, ovvero sono terribilmente autocritica. Una persona alla quale chiedevo consigli per un altro tipo di lavoro una volta mi ha detto “Secondo te tutti i tuoi lavori DEVONO avere un errore, almeno uno solo a ci deve essere qualcosa di sbagliato, altrimenti non sei contenta”; infatti sono convinta che dalle lodi non si impari nulla di utile. Però da qui s può estrapolare un punto di forza: i miei lavori devono essere perfetti, non consegnerei mai a qualcuno un lavoro che abbia il ben che minimo problema. Sono molto precisa, fiscale e razionale, non mi faccio castelli in aria e sono molto prudente.
Come principale area di sviluppo vedrei sempre bene la post-produzione, dato che il contatto umano rispetto ad altri indirizzi è minore e ho la sensazione di avere molto più controllo sulle risorse sulle quali devo lavorare. Ecco, magari l’unica risorsa che non riuscirei a controllare saranno quasi sicuramente le tempistiche e dovrò pagarmi un tutore che mi obblighi fisicamente a lavorare, perché il rischio di procrastinazione da parte mia è elevatissimo.
Tendenzialmente ho sempre lavorato da autodidatta, facendo video senza sapere perché da pubblicare su YouTube. Roba molto poco studiata che si faceva per divertimento, fregandosene del copyright (e venendo poi puniti dall’algoritmo di YouTube) e mettendo il più possibile effetti colorati che causavano epilessia nello spettatore. Ma la moda era quella.
Però grazie a queste bambinate sono riuscita a farmi notare da una mia insegnante di fisica al liceo, che ha pensato bene di farmi fare dal secondo anno video di presentazione della scuola: per l’Open Day, per le “innovative” attività scolastiche e le iniziative della Provincia di Como. Questi video sono reperibili sul sito del mio liceo ma dato che non voglio assolutamente che li visioniate non metterò il link. Da questa esperienza non ho imparato molto, dato che avevo totale libertà nello svolgimento del lavoro a causa di un’ignoranza di fondo enorme. Una volta per scherzo gli ho consegnato un video in formato 4:3, che non si usa più da anni: non mi dissero niente e si complimentarono come al solito. Poi quando scoprii che per questi lavori non mi avrebbero neanche dato i crediti formativi perché non erano accettati ho cercato pascoli più verdi e mi capitò tra le mani uno stage di poche settimane da fonico. Mi dissi “perché no? Magari scopro che mi piace”. Ho passato quelle settimane a spostare, sistemare e attaccare cavi, trasportare casse, luci e console. L’unica cosa che ho imparato è come arrotolare un cavo senza far prendere un infarto al vero fonico che sarebbe venuto dopo di me. Dopo questo non ho più avuto esperienze in questi ambiti, soprattutto perché non ho trovato altre occasioni: in una città come Como non è che ci si possa aspettare granchè ed andare a Milano era un po’ ostico (e costoso).
Detto ciò mi sono detta che forse era il caso di fare qualcosa di veramente professionale che non si limitasse solo a sapere come arrotolare un cavo e data la deludente esperienza nell’audio ho continuato a prediligere un indirizzo audiovisivo.

Mi chiedono di descrivere le mie aspirazioni di carriera: curioso il fatto che non voglia andare in alto, ma essere uno dei migliori montatori in circolazione. Non aspiro ad una carriera più elevata, preferisco rimanere nascosta, nel backstage, lontano dalla fama e conosciuta solo a chi serve veramente il mio lavoro.
Nel senso spieghiamoci bene: non è che intendo stare a casa dei miei fino a che un’overdose di zuccheri e olio di palma mi porterà alla morte (anche se come programma non è affatto male), però ho una convinzione da anni: non essere mai qualcuno che abbia troppe responsabilità.
C’è gente con più determinazione di me che non vede l’ora di diventare produttore, regista, direttore della fotografia e altre posizioni più nobili. Poi ci sono io: l’ameba che possiede come massima aspirazione di vita lo stare seduta su una sedia, davanti ad un PC (perché i Mac sono per gente ricca), con una tazza di aranciata da un lato, i taralli dall’altro, che monta uno dei video della giornata commissionatomi.
Qual è la differenza tra quello che voglio io e un’aspirazione di carriera "normale", una che punta in alto fino alla vetta? La mole di responsabilità e di grane. Vi faccio un esempio pratico, altrimenti non si capisce niente: il produttore. Egli si deve occupare di un sacco di cose, tra cui budget e di conseguenza il suo calcolo, trovare il regista, discutere con lui (e se ti sta antipatico poi sono fatti tuoi), recuperare i finanziatori o sponsor, assumere tutti quei poveri cristi che servono per la creazione del prodotto audiovisivo, organizzare gli stipendi per i poveri cristi che ci dovranno pur mangiare, pagare lo stipendio e i regali costosi alle fidanzate che altrimenti li mollano. Senza contare che il produttore si deve occupare delle tasse, mantenimenti, assicurazioni, orari, litigare con un po’ tutti… non so voi ma io lo vedo come un inferno sceso in terra. Con uno stipendio da favola ma sempre inferno rimane.
Ora analizziamo le occupazioni di un montatore video a caso che lavora in post produzione: montare il girato come regista comanda. Con altre azioncine di contorno ma la sostanza è quella. Non devi penarci troppo, devi solo obbedire al volere del capo supremo e modificare ogni 5 minuti quello che stai facendo perché al regista "non mi piace, allungala un poco". Non hai particolari responsabilità, quando hai finito consegni e a vedere se va bene ci pensa qualcun altro che nel caso te lo approverà. Okay hai la grana di fare un lavoro lungo, con poca creatività e con uno stipendio da digiuno, ma tanto io faccio collezione di buoni pasto e coupon del supermercato quindi dovrei sopravvivere. Al massimo rubo le bustine di zucchero ai bar.
Non mi dovrei preoccupare di un’organizzazione grande, di dividere stipendi ma solo di richiederli con la faccia da cucciolo maltrattato. E poi starei seduta buona parte del tempo, ad ingrassare mangiando cibo che al posto delle kilocalorie hanno direttamente i tumori, a muovere una freccetta su uno schermo luminoso e la preoccupazione massima sarebbe di riuscire a pagare Enel in tempo perché altrimenti devo scroccare corrente in un bar pagando solo un caffè (senza acqua perché al nord te la fanno pagare).
Secondo me tornerei a casa più leggera e con meno ansie di un produttore o di un regista: se un film va male o è scadente, sul web insultano sempre il regista, mai il montatore. E se poi capita che fai un bel lavoro la soddisfazione derivata da te stesso e dai complimenti dei tuoi colleghi è fantastica. Speriamo sia davvero così.