Mi chiedono di descrivere le mie aspirazioni di carriera: curioso il fatto che non voglia andare in alto, ma essere uno dei migliori montatori in circolazione. Non aspiro ad una carriera più elevata, preferisco rimanere nascosta, nel backstage, lontano dalla fama e conosciuta solo a chi serve veramente il mio lavoro.
Nel senso spieghiamoci bene: non è che intendo stare a casa dei miei fino a che un’overdose di zuccheri e olio di palma mi porterà alla morte (anche se come programma non è affatto male), però ho una convinzione da anni: non essere mai qualcuno che abbia troppe responsabilità.
C’è gente con più determinazione di me che non vede l’ora di diventare produttore, regista, direttore della fotografia e altre posizioni più nobili. Poi ci sono io: l’ameba che possiede come massima aspirazione di vita lo stare seduta su una sedia, davanti ad un PC (perché i Mac sono per gente ricca), con una tazza di aranciata da un lato, i taralli dall’altro, che monta uno dei video della giornata commissionatomi.
Qual è la differenza tra quello che voglio io e un’aspirazione di carriera "normale", una che punta in alto fino alla vetta? La mole di responsabilità e di grane. Vi faccio un esempio pratico, altrimenti non si capisce niente: il produttore. Egli si deve occupare di un sacco di cose, tra cui budget e di conseguenza il suo calcolo, trovare il regista, discutere con lui (e se ti sta antipatico poi sono fatti tuoi), recuperare i finanziatori o sponsor, assumere tutti quei poveri cristi che servono per la creazione del prodotto audiovisivo, organizzare gli stipendi per i poveri cristi che ci dovranno pur mangiare, pagare lo stipendio e i regali costosi alle fidanzate che altrimenti li mollano. Senza contare che il produttore si deve occupare delle tasse, mantenimenti, assicurazioni, orari, litigare con un po’ tutti… non so voi ma io lo vedo come un inferno sceso in terra. Con uno stipendio da favola ma sempre inferno rimane.
Ora analizziamo le occupazioni di un montatore video a caso che lavora in post produzione: montare il girato come regista comanda. Con altre azioncine di contorno ma la sostanza è quella. Non devi penarci troppo, devi solo obbedire al volere del capo supremo e modificare ogni 5 minuti quello che stai facendo perché al regista "non mi piace, allungala un poco". Non hai particolari responsabilità, quando hai finito consegni e a vedere se va bene ci pensa qualcun altro che nel caso te lo approverà. Okay hai la grana di fare un lavoro lungo, con poca creatività e con uno stipendio da digiuno, ma tanto io faccio collezione di buoni pasto e coupon del supermercato quindi dovrei sopravvivere. Al massimo rubo le bustine di zucchero ai bar.
Non mi dovrei preoccupare di un’organizzazione grande, di dividere stipendi ma solo di richiederli con la faccia da cucciolo maltrattato. E poi starei seduta buona parte del tempo, ad ingrassare mangiando cibo che al posto delle kilocalorie hanno direttamente i tumori, a muovere una freccetta su uno schermo luminoso e la preoccupazione massima sarebbe di riuscire a pagare Enel in tempo perché altrimenti devo scroccare corrente in un bar pagando solo un caffè (senza acqua perché al nord te la fanno pagare).
Secondo me tornerei a casa più leggera e con meno ansie di un produttore o di un regista: se un film va male o è scadente, sul web insultano sempre il regista, mai il montatore. E se poi capita che fai un bel lavoro la soddisfazione derivata da te stesso e dai complimenti dei tuoi colleghi è fantastica. Speriamo sia davvero così.
Nessun commento:
Posta un commento